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    Do you speak English? Estate 2013 – Tour Gran Bretagna

     TRAIANO STEMMAgran ok_Immagine

    Non siete mai stati in Gran Bretagna e volete visitarla? Andateci in camper … potrebbe essere un’idea.

    Anna ed io abbiamo fatto così. Eravamo ventidue autocaravan in tutto che per una lunghezza media di sette metri per automezzo, sono complessivamente centocinquantaquattro metri complessivi di convoglio. Un lattescente alieno venuto dallo spazio che, secondo le circostanze, si è snodato per intero o a pezzi dal nostro confine lungo tutta la Francia e per gran parte del suolo britannico sino alla Scozia. Al suo passaggio la gente lo guardava stupita.

     

    Ventidue camper e a bordo altrettante coppie e qualche figlio. Più di cinquanta persone che hanno viaggiato per tre settimane, sotto l’insegna del Camper Club Traiano.

     

    In testa al gruppo, con la moglie Rosetta, c’erano il presidente Michele Arancio e in coda, il fedelissimo ‘nei secoli’ Emilio con la moglie Ketty e le due figlie Lucrezia e Ludovica.

     

    Il programma prevedeva permanenze notturne in campeggi già prenotati lungo il percorso mentre, per i successivi trasferimenti nelle città e nelle località limitrofe, erano stati riservati pullman turistici a nostra completa disposizione.

     

    Come accompagnatore al seguito – rigorosamente made in Italy – c’era Tullio. Vengo poi a sapere che collabora da anni con gli inglesi nel campo turistico, organizzando per loro visite guidate nel sud dell’Italia o, viceversa, sul suolo britannico per noi italiani.

     

     

    Quello che segue è il diario di bordo sul quale ho riportato le impressioni provate percorrendo, con i miei compagni di viaggio, più di settemila chilometri in camper e in pullman.

     

     

    3, agosto

    Arrivo a Calais, ultimo baluardo europeo prima dell’Atlantico, terra di confine tra l’Europa e i paesi più a nord, è una cittadina percossa da un vento incessante … chissà d’inverno!

    Calais è un porto piccolo ma trafficato. Gente che va e altra che viene sull’onda di un oceano dalle acque appena increspate. Non a nuoto, s’intende, ma galleggiando su grandi traghetti.

    P&O, ricordo d’aver letto sulla fiancata di parecchi di questi. Anche il nostro apparteneva a questa flotta.

    Alle spalle di Calais avevamo lasciato più di mille chilometri di grassa terra francese.

    Due giorni sono sufficienti per percorrerli tutti, ma se il tempo a vostra disposizione lo permette, prendetevela comoda perché la Francia merita grande attenzione da chi fa turismo itinerante.

    Che poi l’interesse cada sulle città famose oppure sui paesi rivieraschi, sui castelli, sulle specialità gastronomiche, vini compresi, … beh! Questo sta voi decidere.

    D’altra parte lo scopo principale per i camperisti è … i t i n e r a r e.

    So che questo termine non esiste ma ne faccio uso ugualmente per dare vigore al suo sinonimo più generico e meno indicativo che è viaggiare. Se poi ‘itinerate’ in compagnia, magari al seguito di un viaggio organizzato come noi, è ancora meglio.

    L’unione fa la forza, si dice, ma anche allegria e convivialità. E’ un modo per conoscere nuove persone e allagare i propri confini. E’ un sistema per sgravare la vostra vacanza da tutte le formalità organizzative e burocratiche che tolgono tempo a quello che più conta e cioè: osservare, visitare, conoscere.

    4, agosto

    Dopo l’imbarco, alle sette e quarantacinque del mattino, lasciamo la Francia per la Gran Bretagna. E’ un’attraversata tranquilla che dura meno di due ore; giusto il tempo per prendere un caffè, fare una passeggiata sul ponte, quattro chiacchiere con gli amici e poi … ecco all’orizzonte le scogliere. Ricordate?

    Già! Le bianche scogliere di Dover oltre le quali inizia l’inconsueto.

    Mi riferisco all’orario, per esempio, che ci ha costretto a riportare le lancette degli orologi indietro di un’ora ma, soprattutto, al modo di viaggiare tenendo la sinistra. Non preoccupatevi, ci si abitua subito. Più complicato è superare le rotonde e sorpassare.

    Una nazione è come il nostro prossimo. Per valutarla occorre la voglia di conoscerla senza pregiudizi che, strada facendo, ci impediscono spesso di ricrederci ma non solo. Anche la prima impressione, infatti, è importante quanto il resto.

    Sceso dal traghetto e percorso qualche chilometro, ho il tempo di osservare ciò che ci circonda e di zumare su qualche particolare; come veste la gente, per esempio, le case, le strade.

    Per quanto mi riguarda … essenziale, penso.

    Questa è la prima impressione che mi ha trasmesso questa terra. Mi ha trasmesso la sensazione di trovarmi in un luogo dove il superfluo non esiste. Tranne che a Palazzo Reale … probabilmente!

    Siamo a Canterbury davanti alla cattedrale. E’ in questa città che nel 597 il monaco Agostino è inviato da papa Gregorio Magno per diffondere il Verbo. E’ in questo territorio che il missionario stabilisce la sua sede divenendo il primo Arcivescovo di questa nazione.

    Quest’edificio, nel quale Enrico II fece assassinare l’arcivescovo Tommaso Becket, conferma la generale linearità già avvertita e che, quasi certamente, identifica per davvero questa gente.

    E’ domenica e sono in corso le funzioni religiose. Per questo motivo non possiamo visitarla all’interno ma da una finestra … sbircio. Non vedo quadri alle pareti, mosaici e marmi sui pavimenti, statue e quant’altro. Sono pochi i colori che la caratterizzano anzi, sia dentro sia fuori, solo il grigio in diverse tonalità.

    Dunque mi è difficile credere che questa cattedrale, ricostruita in stile gotico dall’architetto Guglielmo di Sens dopo che un incendio la distrusse completamente, rappresenta per gli anglicani ciò che per noi cristiani è la basilica di San Pietro. Salvo che, scusate se insisto, accettare il concetto di semplicità che questo popolo dimostra per le cose terrene e allargarlo anche allo Spirito. Potrebbe darsi.

    Nel pomeriggio visitiamo il castello di Lleeds.

    5, agosto

    Dal campeggio Colchester Holiday Park, dove avevamo trascorso la notte precedente, ci trasferiamo in pullman a Cambridge e quindi a Bury St Edmunds.

    Il complesso universitario di Cambridge giustifica in parte la fama internazionale che gode questo college costruito, per volere di re Enrico VI, nel millequattrocentoquarantuno. E’ molto bella la cappella mentre la struttura del college, che visitiamo dall’esterno, è asciutta e presso che deserta.

    Come la Cattedrale di Canterbury anche questa icona internazionale soffre a causa della sua stessa notorietà. Chi come me viene da lontano e ne ha sempre sentito parlare, si aspetta di vedere chissà cosa e invece …! Noi, però, siamo italiani e la nostra terra è stracolma d’arte che tutto il mondo ci invidia.

    Penso … è un contenitore senza il contenuto? Probabile, saranno gli studenti, dopo le vacanze estive, a colmare questa mancanza. Sono certo che la loro presenza come il loro vociare, le risa, il rumore dei loro passi per i corridoi, le aule e i giardini di questo edificio daranno all’insieme vivacità e smalto.

    Dopo Cambridge passeggiamo nel centro di Bury St Edmunds e beviamo una birra nel Pub più piccolo d’Inghilterra. Veramente originale.

    Prima di rientrare visitiamo la città di Colchester e facciamo spesa nel supermarket locale.

     

    6, agosto

    Ripartiamo da Colchester al mattino e percorriamo duecentocinquanta chilometri per raggiungere il campeggio Oakhill a Lincoln.

    Come il precedente anche questo si distende su di un enorme prato all’inglese.

    C’è posto in abbondanza per tutti. E’ un’oasi tranquilla dove posteggiamo i nostri camper e pranziamo. Ripartiremo in pullman il giorno successivo, per visitare Nottingham, la Foresta di Sherewood e la Cattedrale di Lincoln.

    Nel pomeriggio, dopo il riposino … colpo di genio! Biagio, per gli amici più intimi il ‘Piccolo Tiragibolli di Albiate’, organizza una partita a calcio.

    E’ il momento topico di questa giornata che coinvolge nella gara otto omaccioni attempati e due ragazzi di nome Andrea e Christian.

    Da segnalare le parate di Pier che vanta un trascorso agonistico nei ragazzi della Reggina. <Ero felice>, mi confida all’orecchio, <un tantino meno i miei parenti che, a turno, mi portavano ogni domenica da Monza a Reggio Calabria per la partita domenicale. Un lavoraccio!>.

    Esagerate le sgroppate di Emilio che alla fine della disputa, dopo attenta misurazione, attesta la pressione sanguinea su un valore di centottonta come minima.

    Grande la prestazione di Alfredo che accarezza con qualche scarpata ben assestata stinchi e caviglie degli avversari per incutere loro rispetto. Viceversa, è disdicevole il rendimento complessivo del Tiragibolli che con le gambette che si ritrova, alte solo settantacinque centimetri dalle natiche a sotto i calcagni, ‘canna’ clamorosamente sei reti su sei solo davanti al portiere.

    Enorme quanto evidente il disappunto dimostrato dai compagni che lo insultano pesantemente.

    Bravi tutti gli altri ma il migliore è Christian. E’ lui che segna gran parte delle reti che caratterizzano questo match.

    Acquisito dalla squadra avversaria sul punteggio di tre reti a uno a nostro svantaggio, in cambio di Emilio ormai cianotico e alcune sterline pagate in nero al suo capitano, il ragazzo chiude il risultato a nostro vantaggio per quattro reti a tre. E’ un trionfo.

    Che cosa fare in questa terra d’Inghilterra, mi chiedo, per questo ragazzo dallo splendido avvenire calcistico? Altro colpo di genio ma questa volta mio. Lo faccio inginocchiare e davanti alla moltitudine in festa, gli pongo la spada sulla spalla e lo nomino ‘Cavaliere Della Tavola Rotonda’ e Andrea, suo scudiero.

    Dopo questa parentesi fantozziana (avrete certamente capito che, partita a parte, stavo scherzando), il giorno successivo raggiungiamo il Castello di Nottingham.

    Di quest’antico e leggendario maniero, oggetto di tante fantasie giovanili, è rimasto solo un brandello restaurato che ne raffigura l’entrata. Tutt’attorno si trovano indicazioni e raffigurazioni che ricordano l’altrettanto epico Robin Hood.

    Inutile dire che la Foresta di Sherewood è proprio una foresta. Poco oltre l’entrata c’è un ristorante, dove pranziamo e più avanti, lungo il sentiero, qualche negozietto che vende souvenir. Poi inizia il sentiero che s’inoltra nel bosco.

    Molta gente dappertutto, soprattutto bambini.

    Bella la cattedrale di Lincoln che visitiamo al nostro ritorno. Anche se spoglia di vere opere d’arte, è un edificio imponente che si sviluppa sommando al suo interno ambienti diversi dalle caratteristiche architettoniche disuguali.      

    Giunti al campeggio ci rimane giusto il tempo per una doccia e cenare.

    Stasera, meglio coricarci presto e riposare. Domani dovremo percorrere quasi cinquecento chilometri per arrivare a Edimburgo.

    Questa terra oltre oceano non è dolce come la nostra. Pur essendo agosto la temperatura si mantiene fresca e la sera il golfino non basta. Come dicevo, siamo cinquanta persone che vorrebbero conoscersi meglio, socializzare, ma pare manchino le circostanze per farlo e non è colpa di nessuno. Qui siamo al nord, il nostro clima mediterraneo è una chimera come le belle serate che se il tempo lo permettesse, passeremmo all’aperto cenando insieme e raccontandoci di noi.      

                 

    8, agosto

    Sono le sedici e quindici e raggiungiamo Edimburgo ma un contrattempo ci costringe a cambiare campeggio. Poco male, ci rimettiamo in cammino e dopo una ventina di minuti ci sistemiamo al Caravan Parks nella cittadina di Aberlady.

    Dopo cena m’incammino dentro questo nuovo paesaggio fatto di poche cose ma rare.

    Qui, la sconfinata pianura britannica è ormai un ricordo. Il preludio al mutamento si è percepito strada facendo quando, entrati in territorio scozzese, la monotonia del paesaggio inglese ha dato spazio al movimento. E’ allora che le terre coltivate si sono a tratti ingobbite interessando l’occhio che, più avanti, si è rallegrato intravvedendo il mare lambire la costa.

    In questa fresca serata d’agosto cammino con Anna, Donata e Paolo per le strade di questo paese semi deserto. Scendiamo lungo una strada verso il mare. C’è qualche nuvola nel cielo.

    Per chi lo desidera, penso, questo è il luogo e il momento per formulare un pensiero, un ricordo o un desiderio, per taluni anche una preghiera da far scivolare sulla bassa marea che ci sta di fronte, in direzione dell’Infinito. E’ un attimo fuggente da prendere al volo ora e non domani. Ora perché tutto appare fermo, lindo, sereno. Straordinario.  

    9, agosto

    Dal campeggio raggiungiamo la città e dopo aver visitato l’antico castello, ci dirigiamo verso il centro.

    In questi giorni a Edimburgo si svolge lo spettacolare ‘The Royal Edimburgh Military Tattoo’ che ha richiamato nella Capitale una moltitudine di persone e c’è aria di festa.

    Il tempo è clemente e a tratti le nuvole lasciano posto a un sole che ricorda il nostro e tutto prende colore.

    Strano! Questa moltitudine attrae più dei monumenti.

    Sparpagliati per le strade del centro, incontriamo giovani orchestrali, saltimbanchi, ambulanti, belle ragazze che distribuiscono ai passanti volantini pubblicitari. Mescolati ai locali, incrociamo turisti provenienti da tutto il mondo.

    E’ una giornata che trascorriamo camminando in mezzo alla gente, guardandoci attorno, fotografando ma, soprattutto, stupendoci di tanto variopinto folclore.

    Ha ragione il mio amico ‘scrittore’ quando scrive: <Sotto un certo aspetto noi siamo enormi, smisurati, insostituibili. Pochi di noi lo sanno questo. Voglio dire che molti di noi ignorano come noi, con i nostri difetti e i nostri limiti, siamo pur sempre l’universo che conosciamo e di questo non solo il fulcro ma anche il contorno, lo sfondo, la cornice, l’essenziale e il superfluo. Noi siamo la tela ma anche i colori che su questa tela si spargono ovunque a formare paesi, città, piazze, strade, negozi. Insomma noi siamo, come posso essere più chiaro? Noi siamo la luce della ribalta.

    10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, agosto

    Lasciata Edimburgo passiamo sei giorni a zonzo per la Scozia, facendo tappa a Loch Ness, ai faraglioni di Stacks of Duncansby, alle Isole Orcadi e a quella di Skye.

    La scorsa primavera valutavo con Paolo e Biagio (loro due – uno lungo e l’altro corto - sono molto anziani … quasi decrepiti), se partecipare oppure no a questo tour. I chilometri da percorrere erano assai e il tempo che avremmo trovato da queste parti, incerto. Dopo attenta riflessione, però, il fascino del nord aveva prevalso.

    E’ stata una decisione oculata, mi chiedo ora?

    Venni, vidi, conobbi e costatai. Questa è l’unica verità e non ne conosco altre alias … un conto è sapere per sentito dire o per aver letto o studiato e un altro, è verificare di persona con i propri occhi e sulla propria pelle e farsi un’idea personale.

    E allora …

    … per quanto mi riguarda la Scozia è un enorme catino di terra nel quale si raccoglie ogni giorno una quantità sproporzionata di acqua piovana; ma siccome l’acqua è vita, la Scozia è anche straordinariamente rigogliosa. E’ un acquarello che non si asciuga mai!

    Oltre le piante che delimitano le strade, le coltivazioni si alternano a pascoli in un susseguirsi di grandi poderi delimitati da muretti fatti di sassi, alti circa un metro.

    E’ una terra in parte collinosa che quando incontra l’acqua si erge a muraglia per difendersi da un mare che, se s’incazza, sa essere tremendo.

    Immenso il lago di Loch Ness che, mostro a parte, incute rispetto proprio per le sue proporzioni e l’acqua scura.

    Da vedere i faraglioni di Stacks of Duncansby. Come dicevo poc’anzi s’innalzano imponenti su acque profonde, dove fanno capolino le foche. Bella la passeggiata per raggiungerli che dal posteggio dove lasciamo i camper, arriva a ridosso dello strapiombo.

    Il giorno dopo si traghetta sull’estrema appendice di questa Nazione, le isole Orcadi.

    Sono l’ultimo frammento di una terra che, poco oltre, scompare definitivamente nel nulla per riemergere più a nord, dopo qualche centinaia di miglia, col nome di Norvegia.

    Quest’isola è un pascolo esagerato sul quale brucano: manzi, vacche, qualche toro e molte pecore. Stiamo parlando di circa duecentocinquantamila capi di bestiame. Per chi vi risiede e deve sostentarsi, ci sono solo una distilleria di whiskey e una fabbrica di gelati come possibilità all’allevamento del bestiame. Sul mare antistante qualche piattaforma petrolifera succhia petrolio dai fondali.  

    Durante il nostro girovagare visitiamo l’Italian Chapel. E’ una cappella in lamiera costruita dai soldati italiani durante l’ultima guerra. Prigionieri degli inglesi, erano stati inviati in questo luogo dal primo ministro Churchill, per erigere una diga a difesa delle incursioni dei sommergibili tedeschi.

    A pranzo … ‘Fish and Chips’ … very good !

    In tutto il nord della Scozia, le strade sono un continuo saliscendi. La litoranea, infatti, si contrappone a erte tracciate a mezza collina che per lunghi tratti, si restringono in una sola carreggiata. E’ allora che la nostra carovana si scaglia bianca sul verde circostante, come la scia di una cometa nell’oscurità e chi sopraggiunge in senso opposto, è costretto a fermarsi nelle piazzole al ciglio della strada. In questi momenti siamo noi l’oggetto del loro stupore come lo è per noi la loro terra.

    E’ difficile da spiegare questo percorso.

    Immaginate di sfogliare in successione delle cartoline che ritraggono paesaggi naturalistici differenti e in particolare: coste rocciose a picco sul mare, tranquille insenature riparate dal vento, paesaggi collinari con bestiame al pascolo, piccoli paesini dalle case bianche antistanti all’oceano, ma non è finita. In questo alternarsi di mare e di monti incontriamo fiumi, cascate, piccoli laghi e fiordi alla norvegese. Come se ciò non bastasse, anche il tempo aiuta quest’alternanza paesaggistica con sole, pioggia e qualche banco di nebbia.

    Ripartiti per l’isola di Skye percorriamo seicento chilometri in due giorni, con sosta notturna a Ullapool. E’ una cittadina tipicamente scozzese dove trascorriamo una piacevole serata in compagnia, cenando in un pub. Questo è il mio menù: zuppa del giorno, haddock ai ferri in salsa locale con verdure al vapore e per finire gelato gusto toffee.

    Prima di cena, passeggiando sul molo antistante al locale, una foca affiora dall’acqua e divora un pesce morto che un ragazzo le getta. Per me che vengo da Monza, è un momento veramente diverso.

    Un paesaggio simile ma meno incisivo, anche a causa del tempo poco clemente, lo ritroviamo su quest’ultimo tratto come sull’isola stessa e sul successivo percorso che conduce a Glasgow, dove trascorriamo la notte.

    In questa parte della Scozia si viaggia per chilometri senza incontrare l’uomo. I conglomerati urbani sono rari e si avvicendano a isolate abitazioni di allevatori, sparpagliate su un’immensa distesa d’erba.

    In contrapposizione alla nostra quotidianità mi chiedo che vita conduca questa gente, quali segreti bioritmi faccia battere i loro cuori in questa natura, dove la luce del giorno fa dimenticare che esistano le tenebre o, viceversa, è tanto breve da apparire come un lampo nella notte.

    Ciò che regna manifesta in questi luoghi è il senso di tranquillità che traspare anche da suoi abitanti. Lo percepisci da come ti guardano, dal sorriso che abbozzano quando t’incrociano, dalla loro innata gentilezza che, se ci fate caso, è diversa da quella che impone il dovere o la circostanza. Innata per natura o per imprinting, è comunque una tranquillità che contagia, facendo dimenticare il trascorrere inesorabile del tempo che, giorno dopo giorno, avvicina alla fine la nostra vacanza.

    Tutti noi percepiamo l’influenza di questa terra tranne Paolo, che soffre di una palese quanto perenne irrequietezza. Arriva in un luogo e vuole già ripartire, viaggia e brama di arrivare … ma il sottoscritto, che conosce il motivo di tanta trepidazione, lo capisce.

    In confidenza il nostro ragioniere commercialista soffre di uno stato d’ansia causatogli, pensate un po’, dall’incoronata Elisabetta. Sua Altezza Reale, infatti, venuta a sapere per vie traverse del suo arrivo a Londra, l’ha invitato a Windsor per il ventuno sera per … non ci crederete …

    … per farsi verificare la dichiarazione dei redditi.

    Grande Paolino! Che anche quest’anno, aiutato dalla sua perspicacia, definisce con semplici parole, se non tutto almeno in parte, il modo di cucinare anglosassone. Già! E’ prima di visitare il Conwy Castle che ci sediamo a pranzare in un locale nei pressi del centro, dove ordiniamo delle verdure fresche con patate e gamberi che, guarda caso, ci sono serviti fritti racchiusi in enormi ‘palle’ di pastella.

    Il momento è solenne, Paolo, dopo averle assaggiate, abbozza un ghigno da mastino napoletano e declama testualmente, mentre io verbalizzo: <Azzo! Qui, friggono tutto, anche l’uccello (riferendosi all’organo genitale maschile)>.

    Gli italiani presenti nel locale annuiscono e l’applauso che segue è fragoroso (che non lo dimentichino gli ipertesi, i diabetici e i buongustai!).

    Nota di fondo: in Scozia le possibilità recondite di passare qualche serata insieme all’aperto ‘cazzeggiando’, svaniscono completamente. Qui le serate sono freddine e spesso piovose.

    17, 18 agosto

    Il diciassette, durante la mattinata, si fa ritorno in Inghilterra sotto una pioggia torrenziale che ci accompagna per tutti i quattrocento chilometri che percorriamo per raggiungere la periferia di Chester.

    Il programma del giorno successivo prevede di visitare Manchester, Liverpool e la stessa Chester in quest’ordine preciso.  

    Il criterio di giudizio che siamo abituati a usare per le nostre città non si addice a queste.

    Qui non c’è nessuna cupola del Brunelleschi o scultura di Michelangelo da vedere. In questi luoghi è improbabile trovare una stradina che, a un tratto, ti scaraventi in piazza Navona, per esempio, o in quella della Signoria e altro ancora.

    In questa parte del globo le testimonianze storiche di un passato, dico remoto, sono carenti. L’urbanizzazione consolidatasi nel tempo si presta come in altre nazioni, a due sole interpretazioni. Laddove le risorse naturali o la posizione strategica hanno prevalso i villaggi si sono trasformati prima in città e poi in metropoli. Viceversa dove l’interesse, soprattutto economico, era carente, i paesi sono rimasti tali mantenendo quasi inalterate le loro caratteristiche di un tempo.

    Su queste tre città condivido il giudizio di Tullio. Manchester è una metropoli anonima e in sofferenza economica. Liverpool, che visitiamo nella zona antistante al porto, è gradevole e conferma la sua fama che la colloca tra le città più importanti del Regno Unito. Chester, invece, si accontenta di quel che racchiude da secoli dentro le mura che la circondano e sulle quali si può camminare.

    Anche noi lo facciamo sino all’altezza della bella cattedrale, che visitiamo.

    19, agosto

    Come la giornata precedente anche questa non porta pioggia.

    Il pullman ci scorazza per diversi chilometri arrivando sino nel Galles. La verde regione del Galles che, come la Scozia, gode ora di una sua autonomia pur riconoscendo il potere della Sovrana.

    I due castelli visitati in questa giornata, come per altro i precedenti, sono diversi dai nostri stereotipi. E poi c’è sempre la questione dell’essenzialità che persiste costante e che contraddistingue tutto o quasi.

    Il risultato è che sotto il profilo architettonico nulla di ciò che abbiamo visto è brutto ma altrettanto e cioè nulla, è particolarmente bello da stupirmi. Tanto è vero che i ricordi cominciano a confondersi.

    Il castello di Windsor, però, fa la differenza. E’ un peccato raggiungerlo troppo tardi. <Closed> dice un cartello che con due poliziotti ne sbarra l’ingresso.

    20,21,22, agosto

    Il venti mattino lasciamo Chester e raggiungiamo il campeggio dal quale ripartiremo l’indomani per visitare Londra. Una tappa di quasi quattrocento chilometri.

    E’ difficile, sia descriverla sia giudicarla, questa metropoli dove trascorriamo due giorni.

    Palese, almeno credo, è come questa capitale enfatizza il concetto di spropositato.

    Molta gente, molte etnie, molti quartieri, molto di tutto. Molto di più di Milano e di Roma messe insieme. Molto di più di quello che noi italiani consideriamo ‘più’.

    Ricordo che mia madre mi diceva: <Il troppo storpia>. Forse questo proverbio calza a pennello ma, ovviamente, il giudizio rimane soggettivo come il significato del termine ‘troppo’ che per ognuno di noi è diverso. Morale della favola … io non ci vivrei.

    Comunque sia a Londra sono imponenti i momenti tipici di questa città, grandi le piazze, generosi i marciapiedi, alti i palazzi, tanti i pub come i ristoranti, molti di questi pseudo italiani. Anche i negozi dove far shopping sono numerosi per non parlare dei bus, smisurate le prime colazioni. Insomma, dopo un po’, realizzi che non sei ad Albiate, dove abita Biagetto ma a Londra e cioè in una delle poche città del mondo cui fa riferimento l’economia mondiale.

    Sono trentadue i quartieri che la compongono più la City e sopra, dodici milioni gli abitanti. Dopo Birone di Giussano, dove risiede Paolino, è la città più estesa d’Europa con i suoi cinque aeroporti.

    Tipicamente inglese ho trovato il Tamigi, molto trafficato, e i frequentatori della City, tutti rigorosamente in giacca e cravatta. Gli altri abitanti sono quasi irriconoscibili in questa metropoli multietnica, cosmopolita, che vanta il primato di città più visitata d’europea.

    Asciutta la visita del ventuno, bagnata quella a seguire a Buckingham Palace per il cambio della guardia.

    Basterebbe andare su YouTube, direbbe qualcuno, e digitare ‘Cambio della Guardia’ per vedere le stesse cose. No, non è vero. Sarebbe come dire che il pesce ordinato in un anonimo ristorante a Milano ha l’identico sapore di quello mangiato in una trattoria tipica all’aperto, in riva al mare.

    E allora?

    E allora, per quanto mi riguarda, ripeto: venni, vidi, conobbi e costatai. Inghilterra, Scozia, Galles, città, paesi, natura e monumenti ma anche persone.

     

    Partiti dal campeggio la mattina presto, i due giorni successivi servono per raggiungere Dover, traghettare e fare ritorno a casa. Con me e Anna, sul tragitto da Calais in direzione della Brianza, ci sono Biagio, Paolo I, Paolo II, Salvatore e consorti. Ognuno dice la sua che poi è la stessa o quasi.

    Ora, però, vi lascio perché la cena è pronta.

    Nella speranza di non avervi annoiato Anna e il sottoscritto, vi ringraziano per la compagnia.

    Un grazie particolare ad Arancio e … alla prossima.

    Arrivederci Luis(Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

     

     

     

     

     

     

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