Le bellezze della Campania

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26.12.2011 partenza

Da Monza supero Frosinone in direzione Napoli, sono le ventuno e trenta. Dopo aver percorso più di settecento chilometri, mi fermo con Anna nell’area di sosta Casilina, dove troverò ad attenderci i nostri compagni di viaggio. Gli stessi che stamani sono partiti precedendoci un paio d’ore.   Eccoli! Vedo i loro camper posteggiati, uno accanto all’altro, nella zona riservata ai mezzi pesanti e mi affianco. Baci, abbracci, strette di mani. Quelle che stringo sono le mani di Paolo, Donata, Biagio, Piera, Giorgio e Imma. E’ solo un saluto frettoloso. Siamo tutti stanchi per i chilometri macinati, fa freddo e il tempo che ci rimane, prima che sopraggiunga la notte, è sufficiente solo per cucinare qualcosa, cenare e riposare.

27.12.2011 arrivo al campeggio

Sono le tre e, nel dormiveglia, sento le voci di Paolo e di Biagio. E’ trambusto. Un camper si mette in moto e fa manovra. Sogno o son desto? Mi alzo e abbasso la tendina della finestra. Non sogno, davanti a me col motore in moto e le luci lampeggianti accese c’é un camper e accanto, un’auto ambulanza. Ansia e trepidazione. Quel camper è di Biagio. Due infermieri trasportano una lettiga con sopra una donna che, qualche minuto dopo, Paolo mi conferma che è Piera, la moglie di Biagio, con forti dolori alla schiena. Pensano si tratti di una colica renale ma, nel frattempo, l’autolettiga ha chiuso le porte e riparte con dentro Piera. Il marito la segue col suo mezzo in direzione del vicino ospedale di Cassino. Tra me e me stesso penso: buona fortuna donna!

Il chiaro che segue al buio rimasto, passato insonne, ci porta buone notizie. Paolo ha appena ricevuto una telefonata da Biagio: Piera è stata dimessa ed entrambi si stanno dirigendo verso l’area di sosta successiva a quella in cui ci troviamo e lontana da quest’ultima una quarantina di chilometri circa. Allora ripartiamo con la speranza che l’inizio, un tantino drammatico, di questa nostra vacanza, sia solo da considerarsi un incidente di percorso. E’ con quest’attesa che la preoccupazione per l’amica, gradatamente lascia posto alla ragione del nostro viaggio in terra campana, che poi è quella di visitare questi luoghi e di passare, con altri amici e conoscenti, tutti camperisti come noi, un fine anno in allegria.

Sono le nove passate quando, recuperato Biagio, ripartiamo per Sorrento che raggiungiamo intorno alle undici. Lo facciamo percorrendo una litoranea dalle strade strette e sinuose, che si snodano a precipizio sul mare che inarca la costa circostante a forma di golfo. E’ lo stesso che tutti attribuiscono a Napoli.

Noi, però, stiano sulla sponda opposta a quella partenopea, sulla penisola Sorrentina. Più precisamente, nella tarda mattinata, siamo arrivati al campeggio, che poi è un prato ben curato e verde, per l’appunto, che si srotola sull’apice piano di una falesia, a picco su un mare di colore blu.   E’ una bella giornata di fine dicembre ma, venendo dal nord, stento a riconoscere in quel che mi circonda, l’inverno.   Le ore di luce che rimangono prima del tramonto, si trascorrono gironzolando per le strade di Sorrento in attesa della sera e del giorno successivo.

Questo Tour in terra Campana è stato organizzato dal Camper Club Traiano al cui comando, ritrovo il leggendario quanto intramontabile Michele Arancio che, con la moglie Rosetta, ho rivisto e salutato proprio qui, dopo la vacanza trascorsa insieme, questa scorsa primavera, in Sicilia. E dunque, come consuetudine, ai cinquanta equipaggi circa che, progressivamente, si sono raggruppati con noi su questa sommità, a strapiombo sul Tirreno, toccherà di visitare città come Napoli, Salerno, Caserta e altri sollazzi.

Preciso che questa è la seconda volta consecutiva che il Traiano organizza il fine anno a Sorrento. Per questo motivo è stato predisposto un programma parallelo a quello ufficiale, per favorire i camperisti già presenti al passato raduno.

Nelle pagine a seguire descriverò alcune delle giornate trascorse in questi posti. Spero le gradirete.

28.12.2011 Pietrarsa e il Vesuvio

Sono le otto e il nostro autobus parte dal camping per Pietrarsa dove visiteremo il Museo della Ferrovia. Ci aiutano in questo l’autista Vincenzo e, accanto a lui, il nostro ‘verbo’ che di nome fa Eugenio, per gli amici Gegè.   Sono entrambe campani doc che, per amore il primo, mentre il secondo per mestiere, oltre che per amore, durante questi giorni ci parleranno della loro terra facendo trasparire, pur senza volerlo, uno sviscerato attaccamento per questo suolo. Oltre a questo, Vincenzo e Gegè, condividono il medesimo affetto per la buona tavola e per il tipo di dieta alimentare. La stessa che, probabilmente, giorno dopo giorno, ha trasformato questi due simpatici ragazzi, in due ‘pezzi da novanta’. A volte Gegè, visto di profilo, mi ricorda l’amico Paolo Somaschini nei suoi anni migliori e cioè quando praticava ancora il sumo.

Per arrivare a Pietrarsa percorriamo la litoranea e quindi l’autostrada.

Gegè è un fiume di parole che aiutano gli occhi a vedere meglio il panorama circostante, nei suoi particolari. Il mare che sta sotto di noi, per esempio, dove alcuni pescatori, con piccole barche da sottoriva, praticano ancora l’antica arte della pesca a vista. Poi c’è la costa frastagliata che fa da contorno e attira la nostra attenzione e sullo sfondo il Vesuvio e una Napoli che sorniona, pare aspetti solo la giusta inclinazione dei raggi del sole, per specchiarsi per intero nel suo golfo.   E’ veramente arduo seguire Eugenio nella sua incessante esternazione. Per rimanere in tema marinaresco ma anche culinario, visto il soggetto, immaginate un plateau colmo non di ostriche ma di date, di riferimenti storici, di attinenze geografiche, di dicerie popolari e chi ne ha più ne metta. Una veemenza, la sua, che non cessa neppure quando, imboccata l’autostrada, ci racconta dei sobborghi partenopei che precedono Pietrarsa e anche quando arriviamo al museo. . .parla e la sua parola si estende sin dentro il museo e oltre.

Gegè ha ragione. Visitando il Museo Nazionale Ferroviario è impossibile non porsi due specifiche domande che sono: per quale motivo un’esposizione permanente e sempre fruibile come questa, non è adeguatamente pubblicizzata sia a scopo didattico che turistico? Per quale motivo una zona già molto industrializzata nel lontano milleottocentoquaranta, è stata poi abbandonata per portare altrove quest’attività?     In attesa che qualcuno risponda a questi quesiti cercate almeno di non dimenticare le domande e, mi raccomando, se venite in Campania andate a visitare questa esposizione. I treni che troverete, da quelli a vapore con i relativi tender, agli altri più recenti, meritano la più grande attenzione.

A mezzodì si fa sosta presso l’Azienda Agricola nel parco nazionale del Vesuvio, dove si pranza. Il mio personale apprezzamento va soprattutto alla pasta col sugo che si è dimostrata, nella sua semplicità, veramente notevole. Dopo aver mangiato, si cerca di salire il più possibile nei pressi del cratere del Vesuvio ma senza successo. La strada non è percorribile a causa del ghiaccio che lastrica la parte più alta della carreggiata e, di conseguenza, dobbiamo accontentarci di fotografare il dragone da una certa distanza. Verso le diciotto, si rientra in campeggio.

Dopo cena Vincenzo ci scarrozza nuovamente sino a Sorrento, per assistere a uno spettacolo musicale di canzoni e melodie napoletane, organizzato appositamente per noi. Musicanti, ballerini, cantanti, un tenore e un soprano, formano un gruppo eterogeneo per sesso, per timbro di voci e per età. Bravi ma anche coinvolgenti. Nella melodia di certe canzoni come nel ritmo di altre, percepisco qualcosa di particolare, quasi di atavico, ma non chiedetemi cos’è perché non saprei rispondere. E’ la stessa sensazione che provo quando, dopo un inverno gelido, scorgo tra i passeri, nel cielo, una rondine e allora mi dico: è primavera.    

29.12.2011 - napoli

Credo che tutti gli italiani, non partenopei, abbiano una loro opinione personale sulla città di Napoli e sui napoletani. Per questo motivo sarebbe interessante conoscere quanti di questi miei connazionali l’ha poi cambiata questa convinzione, dopo aver conosciuto, almeno un poco, questa città.

Io l’ho visitata oggi per la prima volta, all’età di cinquantotto anni e . . .

Dapprincipio é la Napoli sotterranea che percorro nelle viscere della terra. Una serie di labirinti illuminati da tenui luci, che collegano tra di loro antichi depositi. Questi, tanto ma tanto tempo fa, ricevevano e custodivano, proprio là sotto, l’acqua necessaria per abbeverare un’intera città. Stretti cunicoli tra una caverna e l’altra, alcune di queste gigantesche, anche a testimonianza di ciò che rimane di antiche miniere di tufo che Greci e Romani, in tempi differenti, hanno estratto dal sottosuolo per costruire mura, templi e parte della Napoli di allora. La roccia che tocco trasuda acqua e subito assimilo quest’umidità perenne, al sudore di centinaia di schiavi che, qui sotto, hanno trafficato sino alla morte per la gloria di un padrone.

Finita questa visita, salgo un centinaio di gradini, differenti da quelli scesi in precedenza, e mi ritrovo in superficie nella Napoli più caratteristica dei giorni nostri. Una città sui generis, capace addirittura di celare nei pressi, sotto i suoi palazzi, i resti di un teatro greco romano che visito, pensate delle po’, passando dall’ingresso di un’abitazione.

Già! Forse il criterio col quale devo guardare Napoli non può essere identico a quello utilizzato per altre città d’arte come Firenze, per esempio, o Venezia oppure Roma. E allora? Con quale consapevolezza, mi chiedo, devo esaminare quest’apparente confusione che mi ritrovo davanti?   L’intuizione è di immedesimarmi in quest’insieme e divenire io stesso ‘nù bello guaglione verace’, in procinto di godersi la sua città in un giorno di festa o, nientemeno, un attore anche secondario, questo non importa, di una delle tante commedie scritte e interpretate da Eduardo il quale, più di ogni altro, ha descritto Napoli e i napoletani, nella loro drammatica quanto comica quotidianità. Proprio così farò, mi fingerò un partenopeo che abita in questa città, dallo spazio vitale ridotto al minimo indispensabile. Tanto è vero che qui, persino il sussurro discreto di una coppia in amore non rimane celato ma, al contrario, è amplificato da chi, lì vicino, lo ascolta e lo sparge tutt’intorno gridando . . .‘Carmelo ama Annunziata e a breve si sposeranno’.   Camminerò per queste strade strette che, alla fine, puliremo come si deve ma . . . senza fretta e ‘con uno poco de pazienza’. Fingerò di abitare come loro al terzo piano di quella casa. Quella laggiù, la vedete? Quella in fondo alla via, quella che, se guardate con attenzione, pare sorregga l’altra che le sta in fianco ma che, a sua volta, sostiene l’altra che le sta accanto e quella che segue, in un alternarsi di bello, di brutto, di nuovo, di vecchio, di finestre, di balconi e di panni stesi al sole ad asciugare. Oggi sarò uno dei tanti residenti del quartiere San Lorenzo che, uscito da casa in questa bella mattina piena di sole, incederà tra nativi e i molti turisti venuti, da ogni dove, per vedere chi siamo e come viviamo. Centinaia di persone appiccicate una all’altra che, con vetrine e bancarelle, creano folklore, allegria, cornetti e marmellata, babà, caffè e ‘nà margherita calda’ che ‘fiorendo’ a mezzogiorno tra le mani dei presenti, sfamerà vincenti e perdenti.

Scherzi a parte, dopo aver visto di sfuggita questa città, devo riflettere e cercare di capire, prima di tirare una qualsiasi conclusione. Devo attendere che il mio occhio, da scettico qual era, si faccia più indulgente e, gradatamente, allarghi la mia visuale oltre i pregiudizi acquisiti e che, magari, tramando inconsciamente su questi luoghi e sulla gente che in questi luoghi abita. Già! Pregiudizi. Brutta cosa gente! Preconcetti che, probabilmente, un maggior rispetto per la cultura e l’opinione altrui, come una più ampia conoscenza della storia e dei problemi di questa terra, saprebbero trasformare in tante bolle di sapone che, arrampicandosi nel cielo, leggere come piume, esploderebbero a mezz’aria come fuochi d’artificio.

Per la cronaca, una Napoli meno caratteristica di questa, potete trovarla nei quartieri di Santa Lucia e Mergellina. Qui abitano i napoletani con la grana e, guarda caso, le strade sono più pulite, gli edifici più moderni, di giuste proporzioni e di buona fattura. Qui, siamo più vicini al mare e salendo di poco in collina, la visuale spazia sul golfo che a quest’ora, che è vicina al tramonto, incanta.

Verso sera qualcuno di noi, da Napoli, prosegue in direzione Caserlano per visitare il presepe vivente. Io no, io sono stanco e ritorno in campeggio. Un vero peccato. Al suo ritorno, infatti, il resoconto di Donata su questo evento è davvero trascinante.

30.12.2011 Caserta vecchia, Salerno by night

Dal Camping si parte come il solito per le otto di mattina. Chi c’è con noi oggi? Gegè e Vincenzo, naturalmente!   Proprio stamani Gegè è particolarmente loquace. E’ per via del complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, la nostra prima tappa di stamani. E’ evidente che questo posto lo affascina perché la sua spiegazione trasborda, dalla semplice descrizione di questa manifattura di seta, su questioni socio politiche che in passato hanno caratterizzato, oltre che differenziato dalle altre realtà di allora, questo insediamento industriale. E’ qui che, nel millesettecentosettantotto, inizia la produzione della seta, commercializzata ed esportata poi, in tutto il mondo, con successo. Gegè evidenzia soprattutto i due aspetti che hanno contraddistinto questo insediamento e cioè, in primis, la qualità della seta prodotta e, subito dopo, la struttura organizzativa che quest’azienda acquisisce negli anni, tramite un apposito statuto che definisce leggi e regole preferenziali per il tutto popolo che fatica al suo interno.

Poi, dopo San Leucio, è la volta di Caserta antica. E’ qui dove, dopo una breve visita alla città, pranziamo per poi ritornare al campeggio a riposarci qualche ora. Stasera sarà la volta di Salerno.

Parlo di una Salerno by night che raggiungiamo intorno alle diciannove e trenta. Ci siamo venuti di sera perché, andando contro corrente, Arancio vuole che concentriamo la nostra attenzione non su ciò che, di questa città, potremmo vedere e visitare in qualsiasi momento, anche dopo il Natale ma, viceversa, su quello che di queste feste risulta essere la figura più rappresentativa: le luminarie.

Michele ha ragione. Lo spettacolo che ci si pone davanti è fuori dal comune. Queste che vediamo, non sono le solite luci messe lì da un’amministrazione comunale che si sente in dovere di abbellire la propria città in concomitanza col Santo Natale. Queste di Salerno, sono scenografie che più che abbellire la tramutano completamente questa città, dandole un aspetto fiabesco nel quale ci si sente subito avvolti, coccolati e dentro il quale ci si disperde come Alice nel Paese delle Meraviglie. Anche noi ci disperdiamo. Col naso all’insù percorriamo strade e vie secondarie e, approfittando delle tante bancarelle che vendono generi alimentari, ceniamo.

Poi, inesorabilmente, anche questa giornata finisce. Salendo sul pullman per ritornare al campeggio mi chiedo: chissà se il mare di Salerno ha lo stesso colore di quello visto a Napoli. Già! In questa notte di fine anno lui è lì, alla nostra destra, ma non si vede. Nero come la pece attende il sole dell’indomani, per ritornare a luccicare.

31.12.2011 - 01.12.2012 la fine e l’inizio

Questa giornata, come quella che seguirà, non ha uno specifico programma prestabilito. Ciò significa che i partecipanti al raduno sono liberi di fare del loro tempo ciò che vogliono. E, in pratica, è quello che facciamo noi, ritornando a visitare la cittadina di Sorrento, gironzolando tra le vie del centro e i negozi, curiosando, acquistando ricordi, cercando così di occupare le poche ore che ancora rimangono, prima dell’inizio della cena che l’organizzazione ha predisposto per noi camperisti presso il ristorante del campeggio. Per inciso, quando dico noi, intendo il sottoscritto, Paolo, Donata, Biagio, Piera, Giorgio, Imma ma anche Roberto e Carla, che risiedono nel modenese e che, a loro discapito, hanno accettato di buon grado di aderire al nostro gruppo. Evidenzio di buon grado, perché condividere del tempo con delle persone come noi, parlo in particolare di Paolo, Biagio e me, significa accettare una dialettica verace, timbri di voci che spesso salgono sopra il livello di guardia, tanto da intimorire compagni e passanti, accettare qualche sfottò e altre amenità del genere. Non fraintendetemi però perché noi, come spero gli altri presenti a questo raduno, ci sentiamo tutti parte integrante di questa comunità improvvisata di camperisti che sostano al camping e ogni occasione è buona per socializzare e conoscere gente nuova.

31.12.2011 e 1.1.2012. Queste date, oltre ad essere il titolo di questo capoverso, rappresentano due icone che caratterizzano la fine e l’inizio di ogni nuovo anno. Altre due immagini espressive di questi momenti sono sicuramente il cenone, che da seduti, consumando cibo in compagnia, da modo di attendere la fatidica ora quando, col bicchiere alzato saluteremo l’arrivo del nuovo anno. Per ultimo c’è l’aspetto personale della riflessione che, ognuno di noi, impronta sulla propria vita anche in considerazione del fatto che l’anno trascorso sta finendo e, purtroppo o per fortuna, non tornerà mai più.

Ecco quindi perché 31.12.2011 e 1.1.2012 sono date strettamente attinenti una all’altra, perché volenti o nolenti, sanciscono molteplici riflessioni, come dicevo prima, sia sul vecchio come sul nuovo. Sul vecchio anno per riflettere, soprattutto per noi che, pur non essendo anziani, abbiamo però una certa età. Valutazioni sulla vita trascorsa, sulle cose fatte, quelle non fatte, quelle che avremmo potuto fare, i rammarichi, le tristezze ma anche le gioie di una vita che, almeno per quanto mi riguarda, mi sembra sia trascorsa in un baleno. Viceversa, in previsione del nuovo anno che incede, ecco affiorare nelle riflessioni che faremo i proponimenti su quello che, invece, faremo o non faremo più, per aumentare le nostre gioie a discapito dei dolori.

Ma non voglio tediarvi oltre e quindi a tutti voi, amici cari, un buon anno e di cuore.  

2.1.2002 capri

Dopo un giorno di completo relax, stamani sosto col mio gruppo sotto il Grand Hotel Excelsior di Sorrento. Alzando lo sguardo, vedo il terrazzo dal quale il mitico Caruso si affacciava verso sera. Dopo aver ripudiato Napoli, per i motivi che sappiamo, è qui che soggiornava l’artista quando rientrava in Italia tra una tournee e l’altra oltre oceano. Si affacciava, guardava il panorama antistante e cantava. Così almeno dice Gegè che ci racconta pure di un pescatore che, quasi ogni sera, veniva da Napoli a Sorrento in barca a remi, per sentire quella voce vibrare a distanza.

Sono le nove e dieci minuti. E’ ora d’imbarcarci sul battello che, in circa mezz’ora, ci porterà sull’isola.

Capri, Anacapri, Marina Grande, Marina Piccola sono le parti di questa terra, dove mettiamo piede in una giornata dal cielo grigio perché il vento, lo stesso che, ora, ci spira addosso facendoci rabbrividire, l’ha velato durante la notte, con un leggero strato di nubi biancastre ma, fortunatamente, non piove.

Dalla capacità del porto, pur sempre turistico, e dalla capienza dei battelli che vi fanno rotta, si può immaginare il numero delle persone che ogni anno, vengono in questo luogo a passare le vacanze o, semplicemente, a curiosare. Dal battello, sopraggiungendo, mi sono fatto un’idea di questa parte di Campania che sta immersa nell’acqua del golfo con Ischia e Procida. Ora ci sto sopra e la calpesto. Io che calpesto Capri, una leggenda.

Coste frastagliate sopra e sotto il mare. Di sotto, in aggiunta alle famose grotte, immagino anfratti e caverne ricche di pesci e relitti mentre sopra, sono bastioni naturali contro il tormento del vento, del mare mosso e dell’uragano che, a un tratto, si sprigionano e costringe i capresi in case, celate dietro quelle rocce, per paura di essere risucchiate dalle onde e sparire nel nulla. Scusate, sono solo fantasie !

Identiche al cielo sono le strade di questa Capri odierna, una Capri che non decolla. Il palcoscenico è grandioso ma il sole, il tecnico delle luci, è sfuggente. Anche le comparse, i milioni di turisti che ogni anno percorrono queste vie e danno movimento all’insieme . . .fantasmi.     Giusto qualche passante e noi, con loro, che passeggiamo per queste strade semi deserte, dove molti negozi si occultano dietro vetrine sbarrate da saracinesche calate sul passeggio e allora, più che guardare, non ci resta che immaginare.   Questo luogo è incantato, però, e non si può mai dire.     Pranzato ad Anacarpi e ridiscesi a Capri col pulmino, infatti, mentre a piedi raggiungiamo Marina Grande, inseguendo Gegè che profetizza, il cielo si spazza e, finalmente, i raggi del sole ci raggiungono intiepidendo con l’aria, che prende subito un sentore di primavera, le cose attorno e noi.   Eccoli dunque i colori di Capri, riemergere dal nulla sotto un cielo che si è fatto azzurro e, momento dopo momento, ridona a questa terra, bigia poco prima, quel sexappeal che ha incantato e incanta noi poveri uomini ma anche uomini di stato, reali, artisti e vanesi danarosi tra cui qualche imbecille che qui, viene solo perché è di moda. L’apice si raggiunge una volta arrivati al belvedere perché proprio in questo luogo, l’occhio di noi tutti ciondola sull’infinito, passando dalla terra al mare e viceversa, tra una bellezza e l’altra. Poi, proprio come un pendolo, lo sguardo rallenta la sua corsa sino a fermarsi là, sui faraglioni che, con la grotta azzurra, caratterizzano questa terra in tutto il mondo. Spettacolo.

Isola di Capri, smack ! Difficile da dimenticare.

Poi, alle sedici e venti, riprendiamo il traghetto e ritorniamo a Sorrento e quindi al camping.

Questo è purtroppo il nostro ultimo giorno di scorribande, domani si rincasa.

 3.1.2012 il ritorno

Come siamo venuti, ce ne andiamo. Singolarmente o a gruppi. Ciao camping, arrivederci.

Non è possibile salutare tutti ma poco importa, in fondo noi siamo camperisti e, prima o poi, sicuramente ci rivedremo se non qui, sarà là, oppure su ma anche giù. Io faccio gruppo con Paolo, Donata, Biagio e Piera, i lombardi. Arrivederci gente, alla prossima.

Grazie Michele e Rosetta per l’organizzazione eccellente. Grazie Signore per le belle giornate che ci hai regalato. Grazie a tutti gli amici per la loro disponibilità. Grazie Paolino per le brioche calde che ogni mattina ci portavi, puntuale come un Rolex, sin sulla porta del camper (ricordate gente: BrioKe, Brioke fresche ! Brioke calde. . .yes, era proprio lui, il nostro Paolo da Giussano l’ex lottatore di sumo)

Luigi IMG 4261

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Arrivederci Sicilia

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Un bellissimo resoconto del nostro Viaggio in Sicilia del nostro amico Luigi Micucci. 

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